La Romagna ha dato i natali al più noto esponente italiano della generazione di artisti che esordì nei primi anni Cinquanta, nel pieno del dibattito tra astrattismo e figurati-vismo dell' immediato dopoguerra.
Alberto Sughi, uno dei principali rappresentanti contemporanei del versante realista-espressionista della ricerca figurativa italiana, nasce infatti a Cesena il 5 ottobre 1928.
E’ notevole come un grande pittore quale fu Alberto Sughi non provenga da formazione scolastica di stampo artistico (intraprese infatti gli studi classici), ma sia autodidatta. La sua passione per l’arte gli fu tramandata dallo zio pittore e dalla madre, che stimolarono fin da piccolo in lui l’inclinazione al disegno. L'artista iniziò a disegnare all’età di soli sei anni e da allora non si fermò più. Nel 1946 debuttò a Cesena in una collettiva, ma il suo stile, benchè non privo di potenziale, deve ancora farsi riconoscere.
Dopo un soggiorno di tre anni a Roma, fondamentale per la sua crescita artistica e umana, fece ritorno a Cesena nel 1951. Il periodo successivo (fino al 1956) segnò il passaggio dal "realismo sociale" ad uno prettamente "esistenziale".
Negli anni '70 Sughi lasciò il suo studio alla Rocca Malatestiana di Cesena per traferirsi sulle verdi colline della Romagna, a Carpineta, in una casa di campagna, dove diede origine al ciclo de “La cena”, metafora della società borghese, in cui si ritrova un certo realismo di stampo tedesco, con personaggi avvolti da un’atmosfera quasi metafisica.
Gli anni ‘80 Sughi furono dedicati al ciclo narrativo “Immaginazione e memoria della famiglia”, attento alla rappresentazione allegorica della società; negli anni ’90, invece, si interessò al tema della “solitudine urbana”.
Nel 1993 Alberto Sughi venne nominato "Presidente dell’Ente Autonomo Esposizione Nazionale Quadriennale d’arte di Roma" dal presidente del consiglio Carlo Azeglio Ciampi. Dopo poco tempo lasciò l’incarico per dedicarsi al ciclo di venti opere "Indizi e frammenti" del 1996, che fu, per qualche verso, un'anticipazione di "Notturno", l'ultimo dei cicli che Sughi dipinge nel XX secolo. Nel 2000 il pittore ricevette il premio Michelangelo, Pittura a Roma.
Oggi al “nostro” artista romagnolo sono dedicati moltissimi siti, anche stranieri, nei quali lui stesso partecipa attivamente, occupandosi prevalentemente del tema del rapporto artista - società.
Legato principalmente al figurativo, nei dipinti di Sughi si intravede una notevole influenza di artisti come Bacon, Lautrec, Münch e Degas. La sua arte si riconosce dalla solitudine e dalla malinconia dei soggetti, sensazioni rafforzate sempre di più dalla scelta dei colori. A prevalere sono i sentimenti legati all’incomunicabilità dell’uomo in una società dove la comunicazione è tutto. Sensazioni, emozioni, solitudine, sono tutti elementi racchiusi nella sua pittura, anche se, nelle parole dello stesso Sughi, “il fine della pittura non è quello di commuovere, ma piuttosto quello di rappresentare".