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Castello di Rimini

CASTEL SISMONDO

Castello di Rimini

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CASTEL SISMONDO

La città di Rimini, fin dall’età romana, fu dotata di robuste cinte murarie, restaurate e rinnovate nel medioevo. Mancava, tuttavia, una vera e propria fortezza fino all’età di Sigismondo Pandolfo Malatesta (1417-68), che in più di nove anni di lavori, dal 1437 al 1446, costruí un grande castello che impose di chiamare con il proprio nome: Castel Sismondo.
Il castello, iniziato in un momento di notevole prosperità economica per la signoria e di grande celebrità personale per Sigismondo, fu concepito come palazzo e fortezza insieme, come degna sede per la corte e per la guarnigione, e soprattutto come segno di prestigio, potere e di supremazia sulla città.
L’ingresso e’ tuttora ornato da uno stemma costituito da uno scudo con tre bande a scacchi sormontato da un cimiero a testa d’elefante crestato, affiancato da una rosa quadripetala, di buona qualità e d’ispirazione pisanelliana. A sinistra e a destra dello stemma è scritto il nome del signore in volgare con caratteri gotici minuscoli. Sull’ Epigrafe, sotto lo stemma e sopra il portale d’ingresso del Castello, si legge, in un solenne testo latino: “Sismondo Pandolfo Malatesta, eresse dalle fondamenta e costruì questo grande edificio a decoro dei riminesi e ordinò che fosse chiamato, col suo nome, Castel Sismondo, 1446”.(Ne proclamò la conclusione ufficiale nel 1446, un anno per lui particolarmente fortunato, ma in realtà vi si lavorava ancora nel 1456.)
Meraviglia l’insistenza con cui Sigismondo vantava la costruzione totale del castello (a fundamentis), in cui sono inglobate le fortificazioni malatestiane precedenti, i palatia di Malatesta da Verucchio, le case dei dinasti trecenteschi e le fortificazioni apprestate dal fratello di Sigismondo, Galeotto Roberto; e la stessa definizione dell’edificio come “vanto, decoro dei riminesi”, quando basta osservare la dislocazione delle sue torri per capire che esso è stato concepito per difendere il signore dalle eventuali rivolte dei sudditi, ed era quindi rivolto “contro” i riminesi.

Il disegno del Castello fu dato da Sigismondo stesso, che ne fu l’architetto, e non abbiamo difficoltà a crederlo, data la sua spiccata attitudine per le arti belliche e l’ingegneria militare, se per “architetto” intendiamo ispiratore, ideatore, coordinatore.
Il Signore di Rimini si servì nel 1438 della consulenza e supervisione di Filippo Brunelleschi, che fu a Rimini per un paio di mesi, durante i quali compì una serie di sopralluoghi alle principali fortezze malatestiane.


Castel Sismondo sorge in Piazza Malatesta, situato in un punto, allora, d'importanza strategica per la difesa della città (qui passava la cinta muraria della città romana, inglobata nelle fondazioni del castello ed individuata nel corso del recente restauro).
Come si è detto, per Sigismondo questo castello era ben più del suo palazzo, della sua “reggia”: doveva rappresentare visivamente il suo potere, secondo un concetto ancora del tutto tradizionale; e lo fece, infatti, realizzare in forme tradizionali, cioè più espressionisticamente pittoresche che razionalmente armoniche.
Si può notare nella torre a destra dell’ingresso, sopra al cordolo, una fascia di mattonelle di ceramica con la rosa quadripetala malatestiana; si tratta di un inserto che doveva ripetersi in altre parti dell’edificio; insieme alle epigrafi, agli stemmi (originariamente policromi e parzialmente dorati) e agli intonaci dipinti in rosso, in verde (i colori araldici malatestiani), documentati dagli scrittori contemporanei; il tutto conferiva una singolare vivacità pittorica alla costruzione; questo sforzo cromatico, oggi quasi completamente perduto, l’uso quasi costante degli archi acuti, la compattezza delle cortine murarie merlate e soprattutto la mutevole prospettiva delle torri, la tortuosità dei percorsi interni  e forse la scarsezza di grandi sale di rappresentanza, dimostrano che il castello era stato ancora in gran parte concepito entro il gusto gotico e rispecchiava la concezione tutta medievale di una pittoresca “terribilitá” assai meglio di quella rinascimentale di un’armonica bellezza.
Sigismondo, d’altra parte, concepì la sua nuova residenza come un palazzo costruito a partire dalla quota del tetto degli edifici dei suoi antenati, in un superamento, anche simbolico, della storia precedente e forse in questo anticipò il clima rinascimentale; forse anche la scelta di torri a pianta poligonale, preludio a quei bastioni rotondi che costituiranno l’innovazione più vistosa e moderna dal punto di vista concettuale dell’ultimo quarto di secolo, (che in parte preesistevano o forse furono consigliate dal Brunelleschi) manifestano il primo momento "umanistico" della strategia fortificatoria di Sigismondo.
Ancora colpiscono la gran mole, l’aspetto poderoso e la conformazione irregolare dell’edificio, concepito come una serie di recinti fortificati attorno ad un nucleo abitativo. Alcune delle irregolarità si possono spiegare con la necessità o la convenienza di sfruttare strutture preesistenti, ma in parte sarà da interpretare come un tentativo di creare un sistema difensivo con punti di tiro e d’osservazione che si dovevano fiancheggiare e sostenere vicendevolmente.

Il Castello era composto da un nucleo centrale con torri, bastioni e terrazzi, difeso da una cinta di mura che si specchiavano nelle acque profonde e torbide di un ampio fossato con ponti levatoi per l’accesso.
Il Castello voluto da Sigismondo Pandolfo Malatesta si caratterizza per la suddivisione in tre corpi: la rocca di mezzo, la corte a mare, la corte del soccorso; ognuna di queste parti ha una sua guarnigione, un castellano e turni di guardia propri.
Sigismondo per erigere il suo castello ha riutilizzato per quanto possibile le preesistenze dei palazzi dei suoi predecessori, ma si ritiene che i corpi di fabbrica completamente nuovi fossero sostanzialmente tre: primo e più scenografico, un palazzo “pensile” edificato su un enorme basamento ottenuto conglobando ed irrobustendo dalle fondazioni i vecchi edifici malatestiani.
L’accesso a questo palazzo sarebbe stato spettacolare, perché il visitatore, ascesa la torre scalare con la sensazione di essere pervenuto alla sommità del Castello, si sarebbe trovato solo alla base della residenza di Sigismondo.
In secondo luogo un palazzo secondario esterno al perimetro relativo al precedente, la cosiddetta “ala d’Isotta’, che potrebbe essere un’ala residenziale temporanea, in attesa del palazzo principale, oppure veramente destinata alla consorte del principe.
Infine il corpo più importante dal punto di vista militare: la corte a mare, titanica falsa braga irrobustita da torrioni poligonali.

Castel Sismondo fu progettato come palazzo – fortezza, quindi due sono le funzioni che doveva assolvere:
1. Residenza magnifica della corte del Signore che mostrasse al mondo la sua ricchezza, la sua cultura e la sua modernità.
2. Difesa della sua persona, della sua famiglia, della sua corte e dei suoi beni.

Sigismondo, nella ristrutturazione dei suoi palazzi, posizionò le artiglierie sullo spalto, ai piedi del suo palazzo pensile, e sulla prima cinta muraria della corte a mare. Il tiro dalle due postazioni si sommava, con effetto devastante per gli assalitori, che erano anche impossibilitati a colpire le bombarde sullo spalto perché ne venivano tenuti lontani dalla prima cinta. L’uso d’artiglierie a polvere in una prima cinta bassa (in termini militari una ‘falsa braga’) ed in un edificio fortificato sopraelevato e retrostante era per la prima metà del Quattrocento un’anticipazione straordinaria che testimonia l’elevato livello tecnico della cerchia di consiglieri del principe.
Il castello venne dotato da Sigismondo di un sistema di difesa passiva di proporzioni inusitate: tutto il perimetro del cassero (= cinta di mura attorno alla fortezza) era protetto da un volume di terra, racchiuso fra due muraglie, che sotto gli spalti raggiungeva spessori fino ad otto metri.

Un inventario redatto subito dopo la morte di Sigismondo ci da’ una qualche idea dell’arredo della parte residenziale del grande edificio: tavoli, panche e cofani, letti e armadi, arazzi e drappi che alloggiavano in piccoli e grandi ambienti dai nomi pittoreschi in parte derivati da caratteristiche decorazioni murali (camera delle ghirlande, del grillo, della morte, del crocifisso della lumaca etc.) Nelle casse e armadi erano conservati libri e scritture, gioielli e indumenti di strane fogge e a volte di tessuti preziosi, coperte e biancheria. Nei magazzini erano conservati armi, bandiere, tende da campo e stendardi, finimenti per cavalli e collari per cani, strumenti per la caccia tradizionale (archi e frecce) e per la guerra moderna (spingarde e bombarde). Tutto e’ andato perduto.

Quel che rimane oggi del castello, purtroppo, non è che una piccola parte della grandiosa reggia fortificata voluta e progettata da Sigismondo Malatesta. Di Castel Sismondo è superstite solo il nucleo centrale, circa un terzo della fortificazione originale.
Sepolte sotto l’asfalto di Piazza Malatesta ci sono: la corte a mare, la cinta muraria, l’ampio fossato tutto attorno, le fondamenta o i ruderi dei ponti levatoi e delle torri.
Per avere un’idea della forma originaria del castello oggi occorre fare ricorso alle medaglie fuse da Matteo de’ Pasti per celebrarne la costruzione e ad un particolare dell’affresco dipinto da Piero della Francesca nel Tempio Malatestiano (1451), che ne riproducono esattamente il progetto.
La fortezza rappresentava visivamente la potenza e la forza dei Malatesti all'apice del loro potere ma con la loro caduta, alla fine del quattrocento, Castel Sismondo perse il suo carattere di residenza principesca e fu adibito unicamente a scopi militari. La rapida evoluzione dell’artiglieria e delle tecniche d’assedio  portarono ben presto ad un superamento delle capacità difensive del castello; già sotto il governo Pontificio, l'edificio subiva varie trasformazioni e riadattamenti. Le sue attuali condizioni sono dovute più che alle notevoli modifiche subite nel XVII secolo e ai bombardamenti dell’ultima guerra, alle demolizioni del 1826, quando furono abbassate ulteriormente e demolite alcune torri, distrutta la cinta muraria esterna, colmato il fossato e ciò che rimase venne adattato a carcere.

Eppure anche così com’é Castel Sismondo ha un notevole fascino, con le grosse torri quadrate e le poderose muraglie a scarpa, il cui effetto in origine, quando s’innalzavano dal profondo fossato, doveva essere formidabile.
Il Castello nel tempo è stato utilizzato come Castello Principesco, Fortezza, Caserma della Guarnigione Cittadina, Carcere; ora è un Monumento Storico ed ospita i più prestigiosi appuntamenti culturali della Città.

Bastione: Opera di difesa consistente in un perimetro poligonale di grosse muraglie, la cui parte esterna risulta costituita da una parte inferiore a scarpata e da una superiore verticale.
Falsabraca: Elemento di fortificazione costituito da un sistema di difese basse costruito fra il piede della cortina e il fossato.


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Data: 10/03/2009
non mi è piaciuto per niente...non fa nemmeno paura...curatevi!!!!!!!!!!!!!!
 
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