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La lingua romagnola

DIALETTO ROMAGNOLO

La lingua romagnola

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DIALETTO ROMAGNOLO

Un segno di arretratezza culturale o un prezioso arricchimento lessicale e culturale?
 
Come già noto i dialetti costituiscono un serbatoio lessicale cui l'italiano attinge di continuo nel parlare quotidiano. Che noi ce ne accorgiamo o meno, cioè, utilizziamo parole semi-dialettali nel nostro vivere di ogni giorno. Il dialetto romagnolo, da non confondersi con quello emiliano, profondamente diverso anche se simile, è una vera e propria lingua, con una storia ben specifica e un’evoluzione nel tempo.  Il dialetto perciò non è il segno di una inferiorità culturale o di una diversità sociale, come spesso ritenuto fino a qualche anno fa, ma un patrimonio di preziosissimo valore linguistico, che merita d'essere trasmesso alle generazioni future. Ogni regione, ogni paese, ogni città ha un suo dialetto. Il dialetto romagnolo serve per capire aspetti del presente e del passato e per permettere di esprimersi e comunicare nei contesti in cui il dialetto è ancora una realtà viva.
Friedrich Schürr, famoso linguista austriaco che a lungo studiò con passione il dialetto romagnolo, disse “Non esiste un dialetto romagnolo”. Schürr sosteneva che esistono una infinità di parlate romagnole discendenti di luogo in luogo, quali continue variazioni su un fondo comune.
Facciamo un esempio di queste variazioni: chi non conosce il tipico amarcord (mi ricordo) felliniano, ebbene a Lugo si trova l'espressione am arcurd, molto simile al a m'arcurd della zona di Sarsina. O ancora in gran parte dell'Appennino si usa burdèl per bambino, ragazzino; nella zona di  Ravenna il termine diventa tabàc. Uno degli elementi di spicco del dialetto romagnolo, è la forte accentuazione che tronca le vocali finali come: parsòt per prosciutto, piat per piatto.
Il dialetto romagnolo costituisce un patrimonio lessicale assai ampio, riconducibile a una area geografica che si è formata fra influenze varie, invasioni, contese e campanilismi esasperati.
Ma ancora oggi se si parla romagnolo è anche grazie al ricchissimo folklore fatto di feste e sagre paesane e di rievocazioni. Il nostro dialetto si è trasmesso oralmente di padre in figlio e in forma scritta grazie all’autore dell’usatissimo Vocabolario ROMAGNOLO -ITALIANO / ITALIANO - ROMAGNOLO il maestro ERCOLANI LIBERO di Bastia e all’opera tenace di diversi poeti romagnoli che continuano a farci vivere la nostra terra con i loro versi. 
 
La forza e l’ironia di certi modi dire, le canzoni e le filastrocche in dialetto romagnolo hanno costituito un vero e proprio genere espressivo, e hanno dato un immagine divertente a quel carattere gioviale e aperto che distingue i romagnoli tanto che alcune espressioni trovano nella loro traduzione in italiano un’annacquatura che ne fa perdere di significato. T’ci e mei de mond!
Di seguito riportiamo comunque alcuni detti da “osteria”:
 

Se t'vò stè ben, magna fort e be de' ven!
Se vuoi star bene, mangia molto e bevi vino.
 
Dop avé dbù ignún vô dí la sù.
Dopo aver bevuto ognuno vuol dire la sua.
 
E' fa ben, dù i n'fa mêl, u t' sagàta un buchêl.
Un gotto fa bene, due non nuocciono, ti rovina un boccale.

Una bona dbuda la t' fa rómpar mej l'êria e la t' fa vdé e' mond pió bël.
Una buona bevuta ti fa romper meglio l'aria e ti fa vedere più bello il mondo.

S't'vù gudé la sanitê e' ven t'é da daquê.
Se vuoi godere salute dovrai innaffiare il vino.

Se t' bì de' ven dla fôrza t'a n ciaparé, ma se trop t'a n biré la fôrza t' pardaré.
Se bevi vino prenderai forza, ma se troppo ne berrai la perderai.

Par San Martèn u s'imbariêga grend e pznèn.
Per San Martino s'ubriacano grandi e piccini.

Mej puzê 'd ven che 'd zera.
Meglio puzzare di vino che di cera.

L'uva ad muntagna ch' n' la pêga u n' la magna.
L'uva di montagna chi non la paga non la mangia.

Legna verda, pan cun la mofa e ven fôrt e pu l'è un mirêcul s'a n sò môrt.
Legna verde, pane con la muffa e vino forte (acido) e poi sarà un miracolo se non sono morto.

La mela cruda la tira drì una dbuda, la mela cota la n' tira drì una ciòpa.
La mela cruda trae dietro una bevuta, la mela cotta ne trae seco il doppio.

L'aqua la fa mêl, e' ven e' fa cantê.
L'acqua fa male, il vino fa cantare.

I pez fiur j è quìi de' ven.
I peggior fiori sono quelli del vino.

E' ven l'è la tetta di vécc.
Il vino è la poppa dei vecchi.

E' sugh dla vída l'arvena la vita, che trop a n' birà la vita u s'arvinarà.
Il succo della vite rovina la vita, chi troppo ne berrà, la vita si rovinerà.

E' ris e' nëss int l'aqua e e' vò murì int e' ven.
Il riso nasce nell'acqua e muore nel vino.

E' cómar quand che vèn e l'uva quand ch'la va.
Il cocomero a sua stagione e l'uva a stagione tarda.

De ven bon s't'biré e' tu sangv t'arnuvaré.
Se berrai vino buono, rinnoverai il tuo sangue.

Contra i pinsìr un gran rimédi l'è e' bichìr.
Contro i pensieri (molesti) un gran rimedio è il bicchiere.

Bì e' ven e lassa andê l'aqua a e' mulen.
Bevi vino e lascia andare l'acqua al mulino.


Voti ricevuti: 1153 Vota il mito!
Tot:
70

Data: 19/01/2010
E' un peccato che i giovani romagnoli stiano perdendo questo grande patrimonio linguistico. Io ho 22 anni, sono di Brescia e vengo ogni anno in Romagna perchè amo molto questa fantastica terra e le sue tradizioni e ciò che mi fa più male è vedere che i giovani non solo non parlano più il dialetto, ma addirittura non lo capiscono neppure. Alcuni non sanno nemmeno chi è Secondo Casadei, nei migliori dei casi sanno a malapena chi era Raoul e nulla più. Mi conosola un pochino, quando vado a fare i giri nell'entroterra, che lì qualcuno (almeno dai quarant'anni in sù) lo parla ancora. E' un peccato comunque. A mio giudizio la perdita di questa identità è dovuta in gran parte al turismo, che porta ad una "internazionalizzazione" che in realtà rappresenta una sempre maggior chiusura culturale. Eppure in molte altre parti d'Italia ci sono zone in cui i dialetti sono ancora molto parlati: dalle mie parti, soprattutto nei paesi e ancora largamente parlato (in città molto meno, infatti mi ritengo un po' una mosca bianca), in Veneto, nel ferrarese lo parlano anche i bambini. E' un peccato per la Romagna che ha uno dei dialetti più belli d'Italia. Spero che ci sia qualcuno che punti alla valorizzazione, anche se sinceramente la vedo dura, però la speranza è l'ultima a morire. Io lo dico sempre: uno può conoscere anche dieci lingue ma se non capisce il dialetto della tua terra resta comunque un ignorante!!! Saluti a tutti
Data: 17/09/2009
Ps Sopra c'è un'altro commento dove troverai scritto AV SALUT! AV=vi ATC=ti
Data: 17/09/2009
Ti saluto si traduce in : atc salut! C'è solo un piccolo problema! Sicuramente nn ho scritto in maniera corretta! Il dialetto scritto è qualcosa di impossibile! In più l'ho scritto riproducento la mia cadenza(Son di Cesena)! La soluzione migliore sarebbe fare un giro in zona, e parlare con i nonni!Loro si ke son spettacolari!Spesso nn li capisco neppure io!Lo stiamo perdendo il dialetto purtroppo!!!!
Data: 06/09/2009
come si scrive TI SALUTO
Data: 05/09/2009
cosa vuol dire in dialetto romagnolo...... "Stasera al beccaccino"........ Grazie!!!!
Data: 15/08/2009
E viva la romagna E viva il sangiovese
Data: 20/07/2009
Si chiama GARBINO.. è tremendo :S:S !
Data: 07/07/2009
Salve, volevo sapere come si chiama il vento caldo della riviera che si dice che faccia impazzire...grazie!
Data: 06/06/2009
non dico di essere dla romagna ma il nostro dialetto fanese è molto simile...e ho cercato su internet e dopo varie ricerche, ho constatato che è romagnolo.Son convinto che mi darete da dire ahah...però concidono quasi tutte le parole....
Data: 03/05/2009
ved figata .. :) bellobello il sito .. viva la ROMAGNAAAA (Y)
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