TITO MACCIO PLAUTO

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TITO MACCIO PLAUTO

Sarsina e la Commedia Latina

     Tito Maccio Plauto (255 a.c. - 184 a.c.) poeta e commediografo latino tra i maggiori di sempre, nacque a Sarsina (Fc), città allora sotto l’influenza degli Umbri. Il nome Maccius fu aggiunto (verosimilmente da egli stesso) all’originale Titus Platus, una volta trasferitosi a Roma (già centro internazionale di cultura e politica), probabilmente con il doppio intento di acquisire un nome tripartito (nomen tripartitus, tipico della gens romana, ovvero i cittadini romani, che godevano di particolari privilegi) e, in più, a sottolineare la scoperta allusione ad un tipico personaggio della farsa italica allora tanto in voga, Maccius, per comunicare la sua stessa attività di commediografo. 
     Pur non provenendo da un’area completamente grecizzata (la cultura greca fu considerata più raffinata della romana e modello da seguire, almeno fino al 27 a.c., anno della costituzione dell’Impero Romano ad opera di Ottaviano Augusto, nuovo Cesare), Plauto fu certamente un uomo libero (quindi non un liberto – schiavo sollevatosi dalle condizioni di servitù -, né tantomeno uno schiavo), e fu artisticamente attivo in un periodo compreso fra la Seconda Guerra Punica (218 a.c. - 201 a.c.) ed il 184 a.c., anno in cui morì.
     Tito Maccio Plauto, commediografo per vocazione, fu tra gli scrittori più prolifici di questo genere. Sembra che la sua passione per questo tipo di letteratura partisse da gravi esperienze personali: indebitatosi al gioco, fu costretto a umilianti lavori per risanare la propria posizione economica: donde l’interesse per i ceti meno abbienti e più umili della società che viveva.
     Ad onta di ciò, Plauto riscosse un enorme successo, immediato e postumo, tanto che già nel II° secolo a.c. circolavano almeno centotrenta opere col suo nome, di cui molte in realtà spurie (cioè di non certa attribuzione). Anche queste ultime, tuttavia, continuarono ad essere rappresentate (a Roma e un po’ dovunque nel mondo di cultura romana) ancora per molto tempo dopo la morte dell’autore.
     Il recupero critico del corpus delle opere (grazie al quale ci è stata tramandata una versione quanto più possibile fedele delle opere) cominciò verso la metà del II° a.c., ma pervenne al suo apice con Varrone (116–27 a.c.). Nel De comoediis Plautinis, questi individuò ventuno commedie sicuramente autentiche: 1) Amphitruo; 2) Asinaria (Commedia degli asini); 3) Aulularia (Commedia della pentola); 4) Captivi (I prigionieri); 5) Curculio; 6) Càsina; 7) Cistellaria (Commedia della cassetta); 8) Epidicus; 9) Bàcchides; 10) Mostellaria   (Commedia del fantasma);   11)    Menaechmi; 12) Miles gloriosus (il soldato fanfarone); 13) Mercator (il mercante); 14) Psèudolus; 15) Poenulus (L'uomo di Cartagine); 16) Persa (Il persiano); 17) Rudens (La gomena); 18) Stichus; 19) Trinummus (Le tre monete); 20) Truculentus; 21) Vidularia (Commedia del bauletto; pervenuta in forma frammentaria).
     Tito Maccio Plauto compose per lo più tipiche Palliate, cioè commedie di ambiente greco. Si è detto, infatti, quale influenza avesse allora il gusto grecizzante, soprattutto presso i ceti più abbienti. Tuttavia Plauto conservò soltanto la forma della cultura teatrale greca (quella, cioè delle maschere, o tipi psicologici, ripresa da Terenzio 195 – 159 a.c.).
Dietro tale apparato formale, in realtà si cela un cantore del volgo, e quindi della ricerca di romana autonomia rispetto alle mode borghesi di ascendenza ellenica. Così i personaggi non sono indicati con i loro nomi propri, ma soltanto con il nome del tipo che rivestono (il soldato, il vecchio, l’innamorato, …).
L’intreccio tipico di ogni commedia plautina è sempre riconducibile alla lotta per il possesso di un bene (soldi o donne); lotta che, normalmente, vede la vittoria del rivale giovane sul più anziano.
     Tale intreccio è la chiave della comicità del nostro, rafforzata dal fatto che spesso a vincere sono servi e schiavi, che attraverso mille astuzie riescono infine ad ottenere quanto cercano. La Sorte (Tyché) ha in questo una grande parte, poiché è grazie ad essa che, alla fine, i servi riescono a ribaltare una situazione apparentemente contro di essi. Ed è sempre grazie alla Sorte che il servo riesce a mettere in luce le grandi ingiustizie patite in precedenza, cioè la disonestà della situazione normalmente accettata e vissuta dal popolo minuto.
Sono frequenti i richiami a situazioni di vita tipicamente romane. Si comprende bene, dunque, quanto questo schema potesse suscitare comicità e partecipazione. 
    
A rafforzare il carattere romano della sua arte, si osservi che Plauto, scrisse commedie non divise in atti (com’era tradizione), ma composte di parti cantate e recitate. Il teatro plautino comprende tre distinti modi di esecuzione e di metrica:
        a-parti recitate senza accompagnamento musicale
        b-parti recitate con un accompagnamento musicale
        c-parti cantate composte con una grande varietà di metri

     Le venti commedie furono trascritte (e tramandate) per tutto il Medioevo, ma il nostro non ebbe la stessa fortuna di autori più “classici”, come Terenzio. Lo stesso Dante ignorò i testi plautini. Tra la seconda metà del XIV° e la prima del XV° ricomparvero man mano tutte le venti commedie. Il teatro umanistico, infatti, deve molto al teatro plautino. Tra XVI° e XVIII° le opere di Plauto contribuìrono allo sviluppo del teatro comico europeo: Shakespeare, Calderòn, Corneille, Molière, e molti altri, possono essere meglio interpretati se considerati (anche) nel solco della tradizione plautina. Nell'età moderna e contemporanea Plauto è il più rappresentato di tutti i poeti scenici latini.
     Tito Maccio Plauto creò opere pregevoli rimaste per lunghissimo tempo lontane dall’ambito dell’insegnamento, a causa delle difficoltà insite nella grande elaborazione della lingua e del metro, nonché per ragioni inerenti il genere e i contenuti, che non forniscono modelli di austera moralità, ma anzi tendono a rimettere questa in continua discussione. Speriamo che oggi tale difficoltà possa essere superata.

Articolo liberamente elaborato, sulla base delle seguenti fonti:

1) Wikipedia – L’Enciclopedia Libera
    http://it.wikipedia.org/wiki/Tito_Maccio_Plauto
2) BiblioNet – La Biblioteca Virtuale
    http://www.biblio-net.com/lett_cla/plauto.htm
3) www.sarsina.info
    http://www.sarsina.info/teatro/plauto.htm
4) Centro Internazionale di Studi Plautini
    http://www.uniurb.it/CivAnt/CISP.htm

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Data: 28/10/2006

proprio qll ke mi serviva!!

Data: 19/10/2006

ke skifezza STA ROBA...SN NEL LABORATORIO DI INFORMATICA KE MI ROMPO...CIAO

Data: 10/10/2006

ma ke palle a me servono le traduzioniiiiiiiiiiiiiiiii!!!!!!!!!!!

Data: 17/07/2006

leggete l'Anfitrione di Plauto, è divertente!

Data: 18/03/2006

ben detto

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